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Full text of "Ermengarda; melodramma di Pietro Martini. Posto in musica da Gualtiero Sanelli. Da rappresentarsi nell'I.R. Teatro alla Scala, l'autunno del 1844."

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MELODRAMMA 

DI 

PIETRO  MARTINI 

POSTO  IN  MUSICA 
DA  RAPPRESENTARSI 

lieti1      cR.  ^eat^ó  alice  $c&Ióù 


rER   GASPARE  TRUFFI 

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Sono  ottenebrate  da  favolosi  racconti  o  taciute  dagli  sto- 
rici le  ragioni  per  le  quali  Carlo  re  de'Franchi  ripudiò  Ermen- 
garda  figlia  di  Desiderio  e  sorella  di  Adelchi  ^  gli  ultimi  dei  re 
Longobardi  io  Italia.  Profittando  di  siffatta  incertezza  Lo  imma- 
ginato che  uri  duce  longobardo  (Farvaldo)  preso  d'amore  per  Er  - 
mengarda,  e  dispreizato,  cerchi  ogni  via  di  vendicarsi:  git- 
tati  appena  i  primi  semi  di  guerra  fra  Desiderio  e  Carlo,  si 
trasferisce  in  Francia  siccome  segreto  messaggero  ad  Ermen- 
garda  già  sposa  di  Carlo;  il  quale  fatto  consapevole  de' fur- 
tivi colloquii  fra  la  moglie  sua  e  il  duce  Longobardo,  ferisce 
il  supposto  rivale,  che,  di  animo  perfidissimo,  con  atroce  ca- 
lunnia accusa  d'  infedeltà  Ermengarda. 

Il  re  de'Franchi,  geloso  del  proprio  onore,  pensando  aver 
morto  Farvaldo,  chiude  nelP  animo  la  creduta  offesa,  e  ripu- 
dia in  silenzio  la  moglie,  mentre  Farvaldo,  non  altrimenti 
estinto ,  fa  ritorno  in  Italia.  Sopra  questo  fatto  ha  fonda- 
mento P  azione  che  comincia  nel  tempo  della  resa  di  Pavia 
alle  armi  di  Carlo.  Taccio  della  calata  de'  Franchi  dall'  Alpi , 
e  dell'  altre  circostanze  che  accompagnarono  P  assedio  di  Pa- 
via, dappoiché  sono  abbastanza  note.  Solo  mi  giova  accen- 


nare  aver  io  posto  ogni  studio  affinchè  le  cose  immaginate 
non  arrechino  detrimento  alla  verità  storica,  al  carattere  dei 
tempi,  e  del  celebri  personaggi  posti  in  iscena.  Se  Cario  si 
mostra  debole  e  precipitoso  ne'  suoi  amori ,  m'  avviso  eh'  ei 
non  vada  scevro  di  questa  menda  nemmeno  nelle  severe  pa- 
gine della  storia,  ove  il  vero  solleva  senza  tema  la  fronte  sulle 
ceneri  dei  potenti.  Del  resto  egli  addimostra  quella  grandez- 
za d'  animo  che  gli  meritò  soprannome  eternamente  glorioso. 
— -  In  Desiderio  tentai  di  pingere  il  re  inavveduto,  ma  ge- 
neroso e  prode.  Nel  personaggio  d'Ermengarda  chi  potea 
discostarsi  da  quella  divina  impronta  che  le  diede  il  Man- 
zoni nel  suo  Adelchi?...  Io  vorrei  averne  saputo  ritrarre 
qualche  traccili  soltanto  ed  avrei  certezza  che  la  rappresen- 
tazione di  questo  melodramma  non  riuscirebbe  spiacevole. 

Qualunque  sia  l'esito  delle  mie  fatiche,  sarò  almeno  posto 
nel  novero  di  quelli  che  non  fanno  del  melodramma  italiano 
una  servile,  e  miserabile  smozzicatura  di  componimenti  stra- 
nieri :  nò  mi  distoglierò  mai  dall'  impreso  cammino  se  l'inge- 
gno e  la  fortuna  mi  concederanno  di  proseguirlo. 


LT  Autore. 


PERSONAGGI  ATTORI 


CARLO  ,  re  de'  Franchi  sig.  Guasco  Carlo 

DESIDERIO,  re  de' Longobardi  sig.  Marini  Ignazio 

ERMENGARDA,  sua  figlia      sig.a  Gruitz  Carlotta 

FAR  VALDO,  duce  Longobardo  sig.  Fallardi  Cesare 

ILDEGARDE,  principessa  Sveva  sig.aRuGGERi  Teresa 

AMRI    )  Desiderio     sig.  Rottagli  Luigi 

>  scudieri  di 

TEUDI  )  Farvaldo      sig.  Marconi  Napoleone 

Duci ,  Scudieri  ^  Guardie,  Soldati  Longobardi 
Donzelle  attinenti  ad  Errnengarda  ,  Conti  2  Uffiziali 
Soldati  Franchi 
Cavalieri  e  donzelle  del  seguito  d'Ildegarda. 

La  scena  è  in  Pavia. 
Il  virgolato  si  ommette. 

Le  scene  d'architettura  sono  inventate  e  dipinte  dai  signori 
Merlo  Alessandro  e  Fontana  Giovanni;  quelle  di  paesaggio  , 
dal  sig.  Boccaccio  Giuseppe. 


Maestro  al  Cembalo  :  Sig.  Pani  zza  Giacomo. 
Altro  Maestro  in  sostituzione  al  Sig.  Panizza  :   Sig.  Bajetti  Giovanni. 
Primo  Violino,  Capo  e  Direttore  d'orchestra  :  Sig.  Cavallini  Eugenio. 
Altro  primo  Violino  in  sostituzione  al  Sig.  Cavallini 
Signor  Ferrara  Bernardo. 
Capi  dei  secondi  Violini  a  vicenda 
Signori  Buccinelli  Giacomo  —  Rossi  Giuseppe. 
Primo  Violino  per  i  Baili  :  Signor  Montanari  Gaetano. 
Altro  primo  Violino  in  sostituzione  al  sig.  Montanari:  sig.  Somaschi  Rinaldo 
Primo  Violoncello  al  Cembalo  :  Sig.  Merighi  Vincenzo. 
Altro  primo  Violoncello  in  sostituzione  al  sig.  Merighi 
Sig.   Tonazzi  Pietro. 
Primo  Contrabbasso  al  Cembalo  :  Sig.  Luigi  Rossi. 
Prime  Viole  :  Signor  Tassistro  Pietro  e  Maino  Carlo. 
Primi  Clarinetti 

Per  P  Opera  Sig.  Cavallini  Ernesto  -  pel  Ballo  Sig.  Piana  Giuseppe. 
Primi  Oboe  a  perfetta  vicenda:  Signori  Yvon  Carlo  —  Daelli  Giovanni. 
Primi  Flauti 

Per  V  Opera:  Sig.  Roboni  Giuseppe.       pel  Ballo  :  Sig.  Marcora  Filippo. 
Primo  Fagòtto  :  Sig.  Cantù  Antonio. 
Primi  Corni  da  caccia 
Sig.  Martini  Evergete.  Sig.  Languiller  Marco. 

Prima  Tromba  :  Sig.  Araldi  Giuseppe 
Arpa  :  Sig.a  Rigamonti  Virginia. 
Istruttore  dei  Cori  Direttore  dei  Cori 

Sig.  Cattaneo  Antonio.  Sig.  Granalelli  Giulio. 

Editore  della  Musica 
sig.  Giovanni  Ricordi. 
Suggeritore  :  Sig.  Giuseppe  Grolli. 
Vestiarista  Proprietario  :   Sig.  Pietro  Rovaglia  e  Comp. 
Direttore  della  Sartoria  :  Sig.  Colombo  Giacomo,  socio  nella  ditta. 
Guardarobiere  Sig.  Antonio  Felisi,  socio  nella  ditta. 
Capi  Sarti: 

da  uomo,  Sig.  Albini  Rinaldo.  —  da  donna,  Sig.  Paolo  Veronesi. 
Berrettonaro  :  Signor  Zamperoni  Luigi. 
Fiorista  e  Piumista  :  Signora  Giuseppa  Robba. 
Attrezzista  Proprietario:  sig.  Croce  Gaetano 
Inventore  e  direttore  del  Macchinismo  sig.  Ronchi  Giuseppe. 
Macchinisti  Signori  Pirola  Giuseppe  —  Volpi  Giovanni. 
Parrucchiere  :  Signor  Venegoni  Eugenio. 
Capi  illuminatori  Sig.  Pozzi  Giuseppe  -  Sanchioli  Antonio. 


ATTO  PRIMO 


SCENA  PRIMA 

Sala  nel  palazzo  regio  in  Pavia. 

Desiderio  sul  trono,  Duci  e  Guerrieri  Longobardi  raccolti 
a  consiglio ,  Guardie. 

I.  Ceder  si  dè? 

II.  Resistere 

Fin  che  v'ha  un  core,  un  brando! 
I.  Stride  per  fame  il  popolo, 

Va  per  le  vie  mancando. 

H.  D' armi ,  e  di  trombe  il  sonito 
Quel  grido  asconderà  : 

I.  Ma  disperata,  indomita 

La  turba  insorgerà. 
II.        Qual  può  virtù  sommettere 
Le  longobarde  spade  ? 

I.  Campion  di  Dio  proclamasi 
Quei  che  r  Italia  invade  ... 
Come  atterrar  queir  aquila 
Che  al  ciel  disciolse  il  voi? 

II.  Parte  dal  cielo  il  fulmine 

Che  la  sospinge  al  SUOl.(Ztes. $ialzadaltrono3 
Des.       Questi  d'un  rege  all'  anima  gli  altri  lo  dr.) 

Suonan  gagliardi  accenti: 

Saran  la  voce  unanime 

Delle  lombarde  genti. 

Tregua  non  mai  col  perfido 

Che  a  mio  rossor  qui  venne , 

Che  delle  donne  italiche 

La  più  leggiadra  ottenne* 

E  d'un  crudel  ripudio, 

Coli'  ignominia  in  fronte, 

Quel  fior  sì  bello  e  candido 

Render  poteva  a  me  ! 
Coro     Vile  chi  osò  respingere 

L'angiol  del  bel  paese; 

Di  Dio,  de'  cor'  più  nobili 


8  ATTO 

La  prediletta  offese; 

Sul  capo  suo  ricadano 

Di  lei  gli  affanni  e  Tonte:, 

Ij  empio  non  sparga  il  sangue 

Sia  vinto,  e  schiavo  a  te. 
Sacra  promessa  vittima 

Al  tuo  furore  egli  è. 
Des      Ben  farò  col  brando  invitto 

Che  fra  noi  non  sia  barriera  ; 

Cercherò  fra  schiera  e  schiera 

Del  mio  sangue  il  traditor. 
Già  percosso  ,<  già  trafitto 

Egli  cade  appiè  del  forte  ; 

Ah  !  non  basta  la  sua  morte 

Allo  sdegno  del  mio  cor. 
Coro     Assicura  la  vendetta 

E  l'affretta  -  il  tuo  valor. 

SCENA  li. 
Farvaldo  ,  Teudi  e  detti. 

Far.  Tardo  al  consesso  de' maggior'  suoi  duci  ? 

Ma  non  tardo  all'  oprar ,  me  vegga  il  rege. 

Della  città  proterva ,  irrequieta 

Tutte  corsi  le  vie  5 

Ogni  fronte  segnai  che  più  superba 

Fra  la  plebe  si  estolle, 

E  cui  per  sempre  al  nulla  eterno ,  immoto 

Debbe  un  ferro  adeguar. 
Des.  Oh  !  la  codarda 

Gente  a  Sperdcr  VOliam.  {mentre  si  accingono  a 
partire  entra  Ermengarda  vestita  a  bruno  ,  segnata  da  alcune 
donne  ugualmente  abbigliate) 

SCENA  III. 
Ermengarda  e  delti. 

Erm.  Ferma ... 

Des.  Far.  Coro  Ermengarda  ! 

Des.  A  che  lasciasti  della  tua  sventura 

Il  mesto  asil  ? 
Erm.  Padre  ,  una  grazia  estrema 

Ad  implorar  qui  venni. 


PRIMO  9 
Des.  Oh  tutto,  tutto, 

Mia  diletta  infelice ,  è  a  te  concesso. 
Erm.  Io  vo'  veder  colui... 
Des.  Carlo  ! 

Far.  (Che  ascolto!  ) 

Des.  Oh  !  che  di'5  tu  ?  non  senti 

L' ira ,  Io  strazio  del  nefando  scorno  ? 
Erm.  Sento  che  ognor  con  Palma  a  lui  ritorno. 
Far.  Misera  !  e  a  te  non  giunse 

1/ infausto  grido  ? 
Erm.  Qual  ? 

Far.  Dell'amor  suo 

Con  la  Sveva  Ildegarde.  E  di  sue  nozze 
Favella,  e  inorridisce  il  mondo  intero. 
Erm.  Altre  nozze  1  altro  amor  !  Ah  non  è  vero  ! 
No,  non  è  vero...  per  sempre  è  mio! 
La  terra  il  vuole ,  il  vuole  Iddio  , 
Iddio  che  accolse  quel  giuramento 
Cui  nulla  mai  discioglier  può . 
Per  fato  avverso  abbandonata  5 
AlP  onta  estrema  non  io  serbata  , 
Perdono  e  amore  nelP  alma  sento , 
E  a  Carlo  innanzi  morir  saprò. 
Des.      Oh  !  non  fìa  mai ,  dolcezza  mia  , 
Che  a  nuovi  oltraggi  offerta  sia  j 
L'angiol  non  vede  il  tradimento  ; 
Ma  l' empio  intanto  compir  lo  può. 
Far.      (Se  da  uno  stolto  fosti  rejetta 

Fu  mio  giudizio,  fu  mia  vendetta  ... 
Perder  mi  puoi...  ma  non  pavento  ; 
Vegliando  ascoso  te  preverrò.) 
Coro      Oh  generosa,  alma  bennata  , 

Solo  a  celesti  pensier'  formata:. 
Te ,  come  il  soie  nei  firmamento  , 
A  immensa  luce  Iddio  creò!  {squilli  di  trombe 
Tutti    Qual  rimbombo  di  squille  guerriere  ?  al  di  fuori) 
SCENA  IV. 
Amri  ,  e  detti, 

Amri       Fendon  V  aura  le  franche  bandiere  ; 
AlP  assalto  il  nimico  avvia. 


10  ATTO 

Des.        Longobardi ,  corriamo  a  pugnar,  (snuda  la 

spada  ,  e  così  gli  altri) 
Erm.        Dio,  tu  leggi  nelP  anima  mia  ! 
Des.        (s'arresta  come  per  abbracciare  la  figlia  e  la  vede 
in  atto  di  preghiera) 
Per  chi  puote  Ermengarda  pregar? 
Erm.     Prego  il  ciel  perchè  un  angioi  di  pace 
Si  frapponga  alle  schiere  pugnanti, 
E  sui  ferri  spezzati  ed  infranti 
Lo  stendardo  dispieghi  d'  amor. 
Prego  il  ciel  che  a  quest'  alma  innocente 
Il  consorte  pietoso  risponda; 
o  quel  manto  divino  m' asconda 
Che  in  dolcezza  tramuta  il  dolor. 
Des.  Far.  e  Coro  d'uomini. 
Noi  preghiam  perchè  vinte  -  respinte , 
Rovesciate  di  Francia  le  genti , 
A  ruina  siili'  orde  fuggenti 
Ci  sospinga  tremendo  furor. 
L'empia  turba  confusa,  travolta 
Quai  gran  monte  scoscende ,  giù  piomba. 
Abbian  tutti  nel  fango  la  tomba 
Sotto  V  orme  del  pie  vincitor. 
Donne    O  Signor  ,  da  que'  petti  frementi 

L'  odio  e  T  ire  per  sempre  disvelli  ; 
Sulla  terra  sien  tutti  fratelli, 
Nessun  vinto,  nessun  vincitor!  (partono  da 
un  lato  Ermeng.  e  le  donne,  dall'  altro  Desiderio  co' Duci  ec. 
Restano  Farvaldo  e  Teudi  :  il  primo  di  questi  segue  sdegno- 
samente con  l'occhio  Ermengarda) 

SCEKA  V. 
Farvaldo  e  detti. 

Far.ii Vuoi  Carlo  riveder?...  superba  donna, 

»»Qual  demone  son  io 

"Fra  Carlo  e  te  ! 
Teu.  «Che  dici  ? 

Far.h  Tutto  saper  dèi  tu.  —  M'  odi  —  Fanciulla 


PRIMO  41 

»Io  l'adorai,  di  scherno 

«Risposta  ebb'io,  che  in  odio  atroce,  eterno 

«  Cangiò  l'immenso  amor  !  De'  Franchi  al  rege 

»  Ella  fu  sposa  ;  e  allor  che  sdegni  e  guerra 

«Sorser  fra  Carlo  e  Desiderio,  io  trassi. 

«Varcato  il  monte ,  messagger  segreto 

«Nel  franco  suol.  —  La  vidi 

«Spesso  fra  V  ombre ,  e ...  le  parlai  del  padre: 

«Un  dì  che  d'Ermengai  da 

«Ad  alta  notte  dalle  stanze  uscia, 

«Accorto  il  re  del  mio  venir  nascoso , 

«Me  credendo  rivale, 

«Furente  nel  mio  sen  vibrò  un  pugnale: 

ti  Fui  vendicato  allor-  -  Giurai  che  avea 

ii  II  talamo  regal  contaminato!.  . 
«Obbrobrio  eterno  del  consorte  al  guardo 

«Ermengarda  bruttò;  che  d'un  morente 

«Sacra  è  la  voce,  e  sulle  mie  sembianze 

ii Allor  parea  la  morte. 
Teu.wOIi  qual  pietà,  qual  sorte 

ii Potè  serbarti? 
Far.  «Della  Senna  in  riva 

ii  Esanime  fui  tratto  ,  indi  m'accolse 

ii  E  mi  sanò  la  mano 

«D' un  pio  vegliardo. 
Teu.  «Nè  alla  sposa  il  rege 

«L'evento  palesò? 
Far.  «Tutto  nascose, 

«Gilè  l'orgoglio  e  l'onor  d'uomo  e  di  prence 

«Così  volea.  Fra  le  paterne  braccia 

«Senza  far  motto  ella  tornò.  Ma  puote 

«Oggi  vederla,  il  vero 

«Conoscer  può. 


Teu.  «Seguirla  è  d'uopo. 

Far.  «Ovunque, 

«Sempre  seguirla. 
Teu.  «In  poter  nostro  è  dessa. 


FAR.«Nè  sfuggirà.  -  Paventa,  o  sciagurata! 
«Se  punitor  dai  cielo  il  fulmin  piomba 
«Farvaldo  coglierà  sulla  tua  tomba.  -  (partono) 


12 


ATTO 


SCENA.  VI. 

Luogo  remoto  vicino  alle  mura  sparso  d'  antichi  edifìzi 
in  parte  rovinati. 

All'aprirsi  di  questa  scena  odesi  un  confuso  rumore  d'armi 
e  di  trombe,  come  durante  un  combattimento,  indi  escono 
da  diversi  lati  Duci  e  Guerrieri. 

ALcuNiLe  mura  abbandonaste  ? 

Altri  Scendemmo  di  battaglia  al  suon  primiero. 

Voi,  come  il  re  lasciaste  ? 
L       Furente,  impetuoso  e  cieco  al  vero. 
II.      Esser  volle  ingannato. 

I.  Il  sia. 

II.  La  plebe  schiuderà  le  porte 
Al  gallico  soldato. 

I.  E  noi  ? 

II.  Gediam  per  ora  innanzi  al  forte. 
Tutti    Ma  nel  dì  che  nulla  manchi 

All'evento  meditato, 
Stringerem  Lombardi  e  Franchi 
A  incontrar  l'istesso  fato; 
Vii  stromento  a  folle  orgoglio 
li  guerrier  più  non  sarà. 
Come  il  braccio  avrem  la  mente , 
Brandirem  per  noi  la  spada } 
E  de' Franchi  il  re  possente, 
Varchi  l'Alpe,  o  vinto  cada, 
Qui  per  noi  s'innalza  un  soglio 
Che  giammai  non  crollerà.  (partono) 

SCENA  VII. 

'  £> 
Eccheggiano  suoni  di  vittoria,  fra  i  quali  udrannosi  ripetere 

le  voci  —  Vittoria  !  Vittoria  !  —  Ai  Franchi  sia  glo- 
ria! —  indi  Farvaldo  e  Teudi. 

Far.ii Già  invasero  la  reggia? 

»Oh  abbominate,  maledette  genti! 
TEu.wPerchè  fremì  cos??  non  è  perduta 


PRIMO  15 

"Ogni  speranza*.. 
Far.  "Spira  fuoco  e  rugge 

"Leon  die  fu  costretto 

"D'abbandonar  la  preda. 
Teu.  ?50do  frequente 

"Mutar  di  passi  ?  (si  volge  a  quullaparte  onde  venne 

"È  il  vinto,  è  l'uom fuggente.  Urumore) 
Far.w Compiuta  è  dunque  un'opra 

»Ch'  io  preparai  nascoso? 

"Del  senno  il  guardo,  che  non  ha  confine, 

"Ben  altre  ancor  ne  scorge. 
Teu.  (che  stette  intorno  spiando)  "Il  re  lombardo  vieil. 

Far.  5?Fra  le  ruine 

»La  sorte  un  loco  a  meditar  ne  porge. 

SCENA  Vili. 

Desiderio  colle  vesti  e  P armatura  in  disordine,  cosperso  di 
sangue,  seguito  da  Amri  e  da  pochi  soldati. 

Des.     Oh  tradimento  inaspettato!... 

Son  io  dal  soglio  precipitato  !.. 
E  il  mio  nemico  trionfa...  e  ride  ! 
Amri        Chi  dal  tuo  fianco  non  si  divide 

—  Oh  fuggi!  —  esclama. 
Des.  Fuggire?  no. 

L'alma  del  prode,  al  soglio  avvezza, 
Sente,  cadendo,  la  sua  grandezza. 
Di  padre  amore  -  nel  fermo  core 
Con  santa  voce  resta  !  gridò. 
Veggo  ah!  veggo  a  Carlo  innante 
Ei  mengarda  generosa, 
Che  tradita ,  e  sempre  amante, 
Disse  pace,  e  perdonò-, 
Mentre  iniqua,  minacciosa 

Una  man  la  discacciò. 
Comportar  potrei  Poltraggio 
Al  mio  nome ,  al  sangue  mio? 
Nel?  onore,  e  nel  coraggio 


44  ATTO 

Sempre  il  forte,  il  re  son  io! 
Si  ritolga  la  fortuna 
Quello  scettro  che  mi  die. 
Già  virtù  per  sempre  aduna 
Altre  glorie  intorno  a  me.  {mentre  Des. 

si  è  così  trattenuto,  sonosi  raccolti  alcuni  duci  e  guer- 
rieri a  lui  fedeli,  ai  quali  si  uniscono  Far.  c  Tendi) 


SCENA  IX. 


Farvaldo,  Guerrieri  Longobardi  e  detti. 

Coro        Tu  sei  grande. 

Far.  Degno  sei 

Di  regnar  sulP  orbe  intero. 
Des.  Oh  Farvaldo!  oh  prodi  miei! 

Fidi  siete,  ed  è  pur  vero  ? 
Far.  Coro     Parla,  imponi. 
Des.  A  notte  oscura, 

Della  reggia  fra  le  mura, 
Moverem  per  via  segreta 
Ermengarda  a  liberar. 
Far.        E  sia  morte  a  chi  ci  vieta 

Quella  misera  salvar. 
Coro        Ne  trarrai!  dal  gran  periglio 

La  fermezza  ed  il  valor. 
Des.        Poi  del  re  ci  accolga  il  figlio 
Che  in  Verona  è  forte  ancor. 
Colà  tremendi  aspettano, 
O  Carlo,  i  tuoi  nemici  \ 
Colà  poter  fulmineo 
Avran  le  spade  nitrici. 
11  padre,  il  re  degli  uomini 
Difende  un  padre,  un  re. 
Far.  Teu.  Amri  e  Coro. 
Per  tradimento  orribile 
Ci  è  tolta  questa  terra; 
Bla  Paste  longobardiche 


PRIMO  15 

Non  fur  spezzate  in  guerra ; 

In  campo  aperto  veggasi 

11  vincitor  qual  è.  (partono) 


SCENA  X. 


Una  stanza  del  palazzo  regio.  Adornano  le  pareti  diversi 
ritratti,  fra  i  quali  quello  d'Ermengarda. 


Due  uffizioli  franchi  schiudono  la  porta  per  la  quale 
entra  Carlo,  poi  si  ritirano. 

Carlo. 

D'una  vittoria,  che  ¥  altrui  viltade 
E  non  il  brando  a  me  porgea,  si  fugga 
11  plauso  adulator.  -  Gloria  verace 
Sol  mi  conforta  e  piace, 
Che  pura  e  bella  sulla  mia  corona 
Una  luce  immortai  diffuse  Iddio- 
Ma  infelice  son  io...  la  mente  audace 
Invan  novelle  imprese, 
Nuovi  trionfi  immaginò!...  Sparia 
La  dolce  meta  della  vita  mia. 
Ove  fu  spento  amor  nulla  più  resta. 
9i  I/uom  s'affaccia  a  un  abisso,  ed  ivi  arresta 
5?  L'  alma  perduta!..  Oh  lunge 
55  Gli  affannosi  pensier'.  —  Diman  qui  giunge 
55  lldegarde  $  riposo  e  forse  amore 

?5  Avrà  lo  Spirto  in  lei.      (volgendosi  si  avvede  del 

ritrailo  d'Ermengarda) 

Che  veggo!  è  quella 
D'Ermengarda  l'effìgie!  ahi,  si  ridesta 
V  orror  del  tradimento  !  oh  l' infedele 
Si  asconda  agli  occhi  miei.  (pone  la  man® 

sulV  elsa  come  per  atterrare  quel  ritratto) 


16 


ATTO 


SCENA  XI. 
Ermengarda,  e  detto. 

Erm.  Ferma,  crudele! 

Gar.  L'empia! 

Erm.  No,  colei  clie  t'ama, 

Che  te  solo  invoca  e  brama; 

E  ti  chiede  forsennata, 

Oh  perchè  m'hai  tu  scacciata? 
Car.        Al  tuo  cor  l'orrenda  inchiesta,  (per  partire) 
Erm.        Non  fuggirmi...  resta  ..  resta. 
Car.  (dopo  un  momento  d'esitanza) 

Degli  oscuri,  degli  abbietti 

Il  rossor  non  è  palese; 

Ma  se  un  empio  il  rege  offese 

Lo  ravvisa  il  mondo  inter. 
Erm.      Oh  qual  lampo  da' tuoi  detti? 
Car.        Or  sapesti,  iniqua,  il  ver. 

Erm.       Non  t'offesi  io  no,  giammai.     (Carlo  fa  ancora 

Resta...  parla...  eterno  Iddio  un  moto  per  partire) 
Car.  (ironico)  Tutto  è  dunque  oscuro  a  te? 
Erm.      Nulla  io  SO. 
Car.  (prorompendo)         Noi  sai!  noi  sai! 

Ben  lo  seppi,  ben  vid'  io.,. 
Erm.        Ma  chi  mai  ? 
Car.  Farvaldo. 

Erm.  (a  quel  nome  getta  uno  strido,  e  seguendo  coi  moti  della 
persona  ogni  detto  di  Carlo,  si  va  disponendo  a  quella,  gioja, 
cui  nel  rimanente  di  questa  scena  si  abbandona). 
Car.  »  Uscia 

»Di  tue  stanze  il  traditore! 
Erm.         »  Giusto  ciel! 
Car.  nMorì,  ma  in  pria 

»I1  delitto  confessò. 
Erm.      5?Oh  contento  !  oh  Carlo  !  oh  amore  ! 

»Non  son  rea,  tei  giuro...  no. 
Car,     «Alma  vii,  tu  fingi  invano. 


PRIMO  17 
Ehm.        «Ma  Farvaldo?.. 
Cab.  Questa  mano 

Lo  trafisse... 
Erm.  E  non  diè  morte. 

Car.  Che  dicesti  !  !  (colpito) 
Erm.  Oh  mio  consorte, 

È  Farvaldo  in  vita  ancor.  (pausa) 
D'  oscuro  vel  ricopresi 

La  trama  iniqua,  orrenda  ; 

Ma  quando  innanzi  al  perfido 

Tu  la  mia  voce  intenda, 

Potrai,  potrai  comprendere 

11  traditor  qual  è.    (nel  linguaggio  dP  Ermen- 
garda  è  tale  sicurezza,  che  Carlo  ne  resta  scosso) 

Car.     (In  lei  sereno  spirito, 

In  lei  securo  accento  ? 

Sia  muta  aìfm,  disperdasi 

L' idea  del  tradimento; 

Non  più,  non  più  colpevole 

Torni  Ermengarda  a  me.  ) 
Erm.      Guardami  ancor...  sorridimi; 

È  il  cor  nel  ciglio  mio. 

La  man,  la  mano  rendimi 

Sposo... 

Car.  (alla  dolcezza  con  cui  Erm.  ha  proferito  le  precedenti 

parole,  quasi  involontariamente  lascia  che  gli  prenda  la  mano) 

(Sì  Vii  SOn  io  !J 
Erm.        Oh  gioja  !  oh  Carlo  !  posami 
Qui  la  tua  man  sui  cor. 

Car.  No,  non  poss1  io  resistere.  (Ermengarda  sì  t 
stretta  al  seno  di  lui,  che  non  si  oppone;  ed  infine  l'abbraccia) 
Erm.  Ah  tu  m' abbracci  ancor  !  (giunta  al  colmo 
Sì,  tu  m'abbracci  e  stringermi     della  gioja, 

Mai  non  sapesti  tanto  !  sembra  fuori  di  sè,  e 

Oh  fra  r*immenso  giubilo  delira) 

Sempre  sarem  d' accanto  !... 

Già  suonan  P  arpe  angeliche, 

Già  son  dinanzi  a  Dio, 


13  ATTO 

Non  è  delirio  il  mio  ! 

Sento  che  questo  è  il  ciel  ì 
Gar.      Tutto  il  tesor  dischiudimi 

De'  tuoi  pensieri  ardenti, 

Segua  F  incanto  a  porgerti 

Dei  più  soavi  accenti; 

Chè  doloroso,  insolito 

Tumulto  il  cor  m?  assale, 

E  P  angue  ancor  prevale 

Di  gelosia  crudel.    (si  toglie  da  Ermengarda-, 

Ersi.      »>Oh  perchè  mai  discioglierti    ed  è  in  atto  di 
"Potesti  da  mie  braccia?  partire) 

Car.        ^Ovunque  i  Franchi  a  spargere 
«Dell'  empio  sulla  traccia 
«Io  volo. 

Ersi.  "Oh  resta ,  un  palpito 

ti  W  affanno  si  destò  ! 
«Iddio  punisca  il  perfido* 
Gar.        »>Ei  vive?...  ebben  l'udrò.  (parie) 
Ersi.  Tu  mi  leggi  nelP alma,  o  Dio  pietoso, 
E  tu  farai  che  sia 
Palese  a  Carlo  P  innocenza  mia. 


SCENA  XII. 
Desiderio  esce  cautamente  da'  ima  porta  segreta* 
Des.  Ermengarda. 

Ersi.  Guai  nume,  qua!  sorte 

Al  mio  fianco  propizia  ti  adduce? 
Des.        Vien.  mi  segui:  con  rischio  di  morte 

Agli  affanni  te  volli  sottrar. 
Ersi.     Fra  divina  corona  di  luce 

La  mia  gioja  venisti  a  mirar. 
D«s.     Gibja  ! 
Erm.  Immensa. 
Des  Vaneggi  ?  per  tutto 

Tedi  P  orme  di  sangue,  di  lutto. 
E&u.       Veggo  un  nembo  dal  scile -squarciato* 

Carlo  veggo** 


PRIMO  19 
Des.  Dall'  uomo  esecrato 

Fuggi,  affretta,     (prendendola  per  mano  come 
Erm.  M'ascolta  ..  non  sai  per  con- 

che un  crudele  noi  tutti  ingannò!  durla  seco) 
Des.     So  che  al  vile  strapparti  giurai, 

Che  lo  sdegno,  che  V  odio  non  langue  : 
Se  congiunsi  all'iniquo  il  mio  sangue, 
Separarlo  in  eterno  saprò. 

SCENA.  XIII. 

Dalla  parte  ove  entrò  Des.  escono  Farvaldo  ed  altri  Longobardi. 
Far.  o  prence,  t'affretta. 

Erm.  (correndo  a  lui)  È  desso!  quell'empio 

Che  tutti  calpesta,  di  tutti  fa  scempio  ! 
Far.     Deliri  ? 

Erm. (afferrandolo) Qui  resta!  qui  resta,  Farvaldo. 

Des,  Coro  Trascorron  gF  istanti. 

Erm.  Non  fuggi,  ribaldo. 

Des.     Or  vieni  ,  r impongo. 

Far.  (liberandosi)  Il  senno  smarrisce. 

Erm       Oh  Carlo,  mio  sposo!  (chiamando) 

Far.  Il  padre  tradisce. 

Coro     Ai  Franchi  ci  svela ,  a  morte  ci  espone. 

Des.      L'  affetto  paterno  a  un  vile  pospone*. 

Erm.     w  udite,  nV  udite. 

Des.  Te  a  forza  trarrò,  (prenden- 

dola per  mano  e  non  lasciandola) 

Erm.  La  pace  qui  torna,  la  gioja  primiera.  (Erm. 

cerca  sempre  trattenere  il  padre  che  vuol  condurla  seco) 

Des.CoroFar.Quì  tutto  è  delitto  se  Carlo  v'impera 
Erm.     Fermatevi  ! 
Des.  Coro  Far.         È  vano. 
Erm.  Uditemi. 
Des.  Coro  Far.  No.     (mentre  la  tra- 

scinano e  si  avviano  alla  porta,  cala  il  sipario) 


FINE  DELL'ATTO  PRIMO* 


ATTO  SECONDO 


SCENA  I  RIMA 


Spiaggia  del  Ticino  in  vicinanza  di  Pavia;  parte  della  scena 
è  ingombrata  da  folti  alberi ,  altra  parte  lascia  vedere  la 
città. —  Spunta  il  giorno.  All' aprirsi  della  scena  si  odono 
lieti  suoni. 


«Di  quegli  abbietti  air  abborrita  gioja  ? 

ni  campi  stessi,  e  del  Ticin  la  sponda 

«Ripeteranno  il  maledetto  suono? 

»»  Oh  !  men  furente  udrei 

«  Sovra  il  mio  capo  il  tuono, 

«Che  punitor  de' rei 

«Manda  ruggito  eterno  ed  infernale. 
TEu.uInsana  è  Y  ira,  il  lamento  non  vale. 

«Ci  raggiunsero  i  Franchi,  e  invan  pugnammo; 

«Salva  a  stento  è  la  vita;  ognun  t' insegue: 

wErmengarda  trionfa  ,  e  brami  ancora?.. 
Far.«  Che  inonorata  muora, 

«O  mi  segua  colei  I  —  Giunta  è  lìdegarde, 

«E  qui  verrà:  de' longobardi  duci 

«La  possanza  m'affida  a  me  soggetta: 

«Tutto  sorride  a  me...  fuor  che  la  donna 

wCui  volsi  la  superba  alma  bollente!... 

«Ma  piangerà.  —  Tu  ratto 

»Fa  che  si  rechi  al  coronato  Franco 

«Questo  che  invan  non  apprestai,  mendace 

«Foglio  risvegliator  de' più  gelosi, 

«  Crudi  pensier  (gli  consegna  una  pergamena),  L' ignoto 

wGalle  ricalcherò  che  d'Ermengarda 


Farvaldo  e  Teudi  frettolosi. 


«La  città  non  basta 


ATTO  SECONDO  21 

«Alle  stanze  conduce,  e  ravvivata 

«La  calunnia  sarà. 
Teu.  "Pensa.... 
Far.  "  Pensai... 

«Pugnar  potrei,  noi  vo'!  —  Morte  jja!  aspetta , 

«Ma  sanguinosa  insiem  con  lei  vendetta.  {Tendi 
parte  alla  volta  di  Pavia,  Farvaldo  si  asconde  fra  gli  alberi) 

SCENA  IL 
Ildegarde,  Guerrieri  Svevi,  ed  alcune  Donne 

Svevi    11  nome  d'Ermengarda 

Ovunque  risuonò! 
Ild.     Ma  sopportar  codarda 

La  sua  rivai  non  può. 
Svevi    E  fosti  a  regio  imene 

Chiamata  in  questo  suol  ? 
Ild.     Lasciai  le  patrie  arene 

Per  mio  rossore  e  duol. 
Svevi  Ma  pochi  incontro  al  forte 

A  vendicarti  siam. 
Ild.      Pria  che  partir,  la  morte! 

Noi  soli  al  vii  bastiam. 

SCENA  III. 
Farvaldo  e  detti. 

Far.      Sì,  tu  basti.  È  tua  vendetta 

A  un  poter  fatale  unita, 

Che  segreto,  ignoto  aspetta, 

Che  persegue  e  fama  e  vita  ; 

Che  il  trionfo  d' Ermengarda, 

La  sua  gioja  spegnerà. 
Svevi     Si  palesi. 

Ild.  a  che  più  tarda? 

Far.        a  te  innanzi ,  o  donna ,  ei  sta. 
Ild.      Chi  sei  tu  ? 
Far.  Colai  che  al  Franca 

Ermengarda  un  dì  rapia  > 


22  ATTO 

Che  per  sempre  dal  suo  fianco 
Separarla  ancor  potrà. 

Ild.  Come? 

Far.  Yanne,  ed  in  Pavia 

Coi  guerrier  secura  attendi, 

Ed  allor  la  reggia  ascendi, 

Che  un  mio  fido  a  te  verrà... 
Io  lo  giuro,  tu  sarai 

Lieta  appieno,  e  vendicata. 
Ild.        Ma  s'ei  l'ama?... 
Far.  Tu  potrai 

Sull'amante,  e  sull'amata 

Sciorre  il  freno  a'  sdegni  tuoi. 

Pochi  siete,  ma  con  voi 

È  Farvaldo. 
Ild.  Ed  io  pur  sono 

Che  P  amai ,  che  V  amo  ancor  ; 
Ma ,  tradita ,  non  perdono  : 

Più  che  d'uomo  ho  il  braccio  e  il  cor. 
Tutti    Come  a  folgore  tremenda 

Campo  il  cielo  *  il  mondo  è  segno, 

Sul  maggior  dei  re  discenda 

L'invincibile  sdegno: 

Come  il  fuoco  del  vulcano 
Copre  Timo  ed  il  maggior, 

Tutti  colga  la  mano, 
Tutti  sperda  il  g°  furor.  (partQno) 

SCENA  IV. 

Stanza  ecc.  come  alla  scena  X  dell'atto  primo. 

Ermengarda  in  abito  regale ,  circondala  da  alcune  donzelle: 
che  le  indossano  un  manto  ,  e  le  impongono  una  corona» 


Coro  Se  nobii  corona  sul  capo  ti  splende , 

Di  luce  più  viva  la  gemma  si  accende; 


SECONDO  23 
Se  cingoli  tue  chiome  il  giglio ,  la  rosa 
Divien  più  leggiadro  il  fior  che  vi  posa. 
Oh  ben  sulle  genti  regnare  tu  dèi , 
Perchè  la  regina  deir  alme  tu  sei. 

Erm.     Ah  !  prima  che  al  trono ,  creata  all'  amore*, 
Non  bramo.,  non  spero  che  il  regno  di  un  core. 

Coro     wV  aurora  degli  anni  soave,  ridente, 
nij  primo  d'amore  pensiero  innocente, 
"Il  raggio  di  sera ,  i  doni  d1  aprile 
"Son  tutte  dolcezze  a  un'alma  geritile  ; 
»E  tutte  le  accogli ,  ma  niuna  somiglia 
»L'  incanto  celeste  che  vien  da  tue  ciglia. 

Erm.     «In  fronte  mi  splende  un  solo  pensiero, 
"Chè  solo  d'un' alma  mi  basta  l'impero. 

Coro     «Oh  ben  sulle  genti  regnare  tu  dei, 
«Perchè  la  regina  dell'  alme  tu  sei. 

Erm.     wAh  !  prima  che  al  trono,  creata  all'amore, 
«Non  bramo,  non  spero  che  il  regno  d'un  core. 
Care  donzelle  sì  festose  e  liete , 
Ai  consesso  regal  me  precedete,     {le  donz.  partono) 

SCENA  V. 
Ermengarda  sola, 

Erm.  «Perchè  nel  giorno  della  gloria  mia, 

«Quando  per  me  con  ìmmortal  sorriso 

«Comincia  il  paradiso  -  un  nuovo,  arcano 

«  Sgomento  il  cor  mi  preme, 

«E  involontaria,  e  mesta 

«Dallo  spirto  s' innalza  una  preghiera  ? 

SCENA  yt 

Entra  dalla  porta  segreta  Farvaldo  ,  avvolto  in  un  mantello, 
tosto  lo  getta  e  guardasi  attorno  con  somma  cautela. 

Erm.     «Ma  la  preghiera  istessa 

«Proferir  non  poss'  io... 

«Oh!  vile,  insano  è  il  mio  terror...  (Farvaldo 
chiude  a  chiave  la  porta  per  la  quale  è  entrato:  Erm.  a  quel 

Gran  Dio?  !  rumore  si  volge) 


24  ATTO 

Far.     A  te  innanzi  or  vedi,  o  donna, 

V  uom  rejetto ,  abbominato  ; 

Oh!  perchè  di  te  s'indonna 

Invincibile  tremer? 
Erm.      È  sorpresa  ,  o  scellerato  , 

È  ribrezzo,  e  non  terror. 
Quelle  porte  ancor  dischiudi , 

O  mie  grida... 
Far.  invan  f  jilludi. 

D' ogni  gente  in  questo  tetto 

10  son  l'arbitro,  il  signor. 
Erm.  Tu! 

Far.  Sì.  —  Bada...  se  un  sol  detto 

Or  ti  sfugge  a5  danni  miei, 

Tu  cagion  di  morte  sei 

Al  consorte,  al  genitor. 
A  un  mio  cenno  son  trafitti  ! 
Erm.        11  tuo  labbro  è  menzogne!*... 
Ma...  favelli  di  delitti  ? 

Oh  !..  perdona  ,  è  vero  ,  è  ver. 
(voci  /o/z.)Ermengarda  !  (  Farv.  V  afferra  ) 

Erm.  Oh  fiera  ambascia  ! 

(vocipìùvic  )Ermengarda. 
Erm.  Ah  tu  ini  lascia. 

Far.        Fremi  invan  :  mia  volta  è  questa  ; 

Or  t' impongo  ,  e  grido  —  resta  !  — 

11  tuo  fato  è  in  poter  mio; 

Tu  sei  meco ,  ed  in  eterno.      (  sempre  più 

stringendola,  mcntr'ella  fa  inutili  sforzi  per  liberarsi) 
Erm.        Lunge,  o  vii,  da  te  son  io 

Come  il  cielo  dall'  averno 
(voei  viciniss.)0\'  è  dessa  ? 
Erm.  Oh  Dio,  pietà!  A 

Da  te  sol,  da  te  l' imploro , 

Che  quest'  empio  cor  non  ha. 
Far.         Me  tu  segui!    (vorrebbe  trascinarla,  ella  cade 
Erm.  Ah  pria  d'  affanno    in  ginocchio) 

Qui  prostesa  io  manco,  io  moro  ! 
(voci)      Chiuso  è  l'uscio. 
Far.  Te  vedranno 


SECONDO  28 

Se  non  cedi ,  accanto  a  me. 
(voce  di  Carlo)  Oli  Si  atterri.      (  ode si  tosto  forte  rumore ,  il 
Erm.  Oli  mio  consorte',  quale  segue) 

Far.        Quel  romor  tua  voce  asconde  , 

Sol  Farvaldo  a  te  risponde  l 

Vieni  alfln... 
Erm.  Che  tardi,  o  morte  ? 

Far.       Fuggi,  meco,  o  Carlo  istesso 

Del  rivai  ti  scorge  al  piè. 
L' uscio  cade  ...  sorgi  adesso  !  (mentre 

viene  dischiusa  la  porta ,  Ermengarda  smarrita,  convulsa  , 
vorrebbe  correre  ai  sopravvegnentì  ;  ma  vacilla ,  vien  meno , 
e  cadrebbe,  se  Farvaldo  non  la  sostenesse,  fingendo  il  do* 
lore  e  il  dispetto  aV  uomo  sorpreso  nel  punto  di  fuggire  ) 

SCENA  VII. 

Carlo  e  Desiderio  seguiti  da  Guardie  ;  si  arrestano  sulla 
soglia  esterrefatti. 


Car.  Ciel! 

Des.  Che  veggo  ! 

Car.  Fra  le  braccia 

V empia  ancor  del  traditore  ? 
Far.       (  io  trionfo  !) 
Car*  Guai  m' agghiaccia 

Improvviso ,  ignoto  orrore  ? 
Des.        Non  è  ver...  de'  sensi  miei 

È  un  inganno,  un  crudo  errori 


Car.     Nè  a  piombar  sul  vii ,  su  lei 

Mi  sospinge  il  mio  furor  ?    (Erm.  si  riscuote, 
e  volgendosi  a  Farvaldo ,  si  toglie  ad  esso  inorridita  ) 
Erm.      Ah  si  fugga... 
Des.  Car.  Iniqua  !  arresta. 

Erm.       Padre...  sposo— 

Car.(  con  tutta  l'amarezza  e  l'ironia  )  È  manifesta  , 

Qual  bramavi ,  al  mondo  intero 

L' innocenza  del  tuo  cor  1 
Erm.  L' empio  è  quegli,  il  menzognero,  (add.  Far.) 
Far.       Che  dicesti  ! 


26  ATTO 

Des.  Oh  mio  rossor  l 

Erm.  Carlo. 

Car.  Vanne  ,  orror  mi  fai. 

Erm. (aDes.)  Tu,  m'ascolta 

Des.  No...  più  mai. 

Erm.  L'universo  m'abbandona. 

Des.  Empia  ,  il  merli  ! 

Erm.  M'  Odi  ! 

Des.  No. 

Car.     Infecleì  !  la  mìa  corona 

Disonori  un'  altra  volta? 
Nella  polve  sia  sepolta 

Se  il  tuo  capo  Circondò.  (  le  strappa  la  corona 
e  la  calpesta  ;  Erm.  è  al  sommo  della  disperazione  ) 
Erm.      Crudeli...  col  serto  atterrami, 

Calpesta  insiem  mia  fronte  ; 

Men  crudo  il  sangue  spargere 

Che  sopportar  queir  onte  ! 

Di  pochi  istanti,  o  barbaro, 

Affretta  il  mio  morir... 
Hai  scritta ,  eterno  giudice  , 

La  mia  discolpa  in  cielo , 

Ma  qui  pur  dèi  rimovere 

Air  innocenza  il  velo... 

Deliro!...  o  Dio,  perdonami, 

Pon  fine  al  mio  soffrir. 
Car.     Per  farti  ancor  più  misera 

Tuo  grido  in  ciel  risuona  9 

Che  a  vii,  mentita  lagrima 

Non  cangia  Iddio,  ma  tuonai 

E  più  tremendo  vindice 

Raddoppia  il  tuo  martir... 
Hè  il  reo  tuo  sangue,  o  perfida, 

Farà  mie  mani  impure  ; 

Che  pur  potria  quel  sangue 

Contaminar  la  scure... 

Eterno  è  a  te  supplizio 

Soffrire,  e  non  morir  ! 
Des.     La  mente  mia  confondere 

Far  muto  il  guardo  al  sole  > 


SECONDO  27: 
O  il  ciel  dovca  nascondermi . 
L*  obbrobrio  di  mia  prole, 
E  allor  che  fu  colpevole 
A  lei  la  tomba  aprir. 
Far.     (S' ei  ti  condanna  a  vivere 
Avrai  dal  cìuol  tu  morte, 
Avrai  d'atroce  infamia 
Ugual  con  me  la  sorte, 
Che  il  nome  mio  ne'  secoli 
Deve  al  tuo  nome  unir). 

SCENA  Vili. 

Conti.,  Guerrieri  Franchi  e  Longobardi  ,  fra  i  quali  Amri  e 
Donne  ,  indi  Ildegarde  seguila  da  alcuni  Svevi. 

Fran.  a  Da'  Svevi  suoi  seguita 


Carlo       Yenne  Ildegarde  a  te. 

Far.     (è  r  opra  mia  compita  ) 

Ild.        Gloria  de' Franchi  al  re.  {entrando) 

Car.      Ben  tu  giungesti...        {correndo  ad  incontrarla) 

Erm.  Oh  duolo  ! 

Des.       (Che  far  potrà  ?) 

Car.  Tu  sei 

La  mia  speranza,  il  solo 

Conforto  a' giorni  miei. 
ltx>.         E  fra  dolcezza  e  pace 

Compagna  tua  sarò. 

Erm.  {cercando  porsi  fra  Ild.  e  Carlo) 

lavan  lo  speri. . 
Ild.  Audace  ! 

Erm.        Dividervi  saprò 
Ild.      Chi  è  dessa? 

Car.  Iniqua,  Scostati.  {respingendola) 

Erm.         Pietà  ! 

Car.  Chi  sia  dirò. 

Costei  fu  a  me  consorte. 
Erm.        Oh  crudo  ! 
Car.  infida  è  dessa... 

Coro       Morte  all'indegna,  morte! 


0  ATTO 
Far.         (Soiè  (tigO) 

Des.  Orror  ! 

£rm.  Deht  cessa, 

O  uccidimi  spietato. 
Coro       Tremendo  istante  è  questo  ! 
Car.        lì  nodo  sciagurato 

Glie  a  lei  m' unia  calpesto  : 

Maledicendo  infrango 

II  giuramento  mio; 

Or  Io  cancelli  iddio  ! 
Erm.        e  in  \ita  ancor  rimango  ? 
Des.         inulta  non  Sarà,    (pone  mano  alla  spada  coma 
per  avventarsi  a  Carlo,  ma  tosto  si  trattiene,  e  guarda 
Ali  dCSSa  è  rea  !  con  orrore  Ermeng.) 

Car.  Coro  Difenderla 

NulP  UOm  quaggiù  potrà  I      (succede  un  mo- 
mento di  silenzio.  Ermengarda  è  al  colmo  dell'  angoscia  ;  si 
accosta  a  Carlo.  Gli  sguardi  di  tutti  sono  a  lei  rivolti) 
Erm.      Tu.  spergiuro,  il  nodo  Mi  sciolto, 

Che  dovea  perir  con  noi  : 

La  tua  mano,  il  cor,  m'hai  tolto, 

Cìie  ad  un'altra  offrir  tu  vuoi  !... 

Ti  perdono...  allor  che  il  vero 

Parlerà  nel  tuo  pensiero, 

Questa  vittima  d'amore 

Sulla  terra  non  sarà  % 
Per  la  pace  del  tuo  core 

Fra  i  beati  pregherà. 
Des. Cui.  (Quel  dolor  spiegar  non  posso 

Che  incatena  i  sensi  miei  t 

Ah!  favella  ancor  per  lei 

Un  pensiero  di  pietà). 
Far.      i  Da  terror  son  io  percosso  ! 

£  rimorso  che  in  me  parla? 

10  P  amai...  potrei  salvarla... 
No.  —  iti  offese...  perirà). 

Ild.      (Tardo,  vano  è  il  pentimento 
Se  regnar  potrò  su  lei- 
Ma  crucici  sui  giorni  miei 

11  rimorso  regnerà  S) 


SECONDO  23 
Amr.CoroAIi  si  desta  a  queir  accento 

Ogni  moto  di  pietà  ! 
Car.     Or  che  gemo  ?...  il  reo  suo  complice,  (scuoten- 

Tratto  al  cercere  più  orrendo,  dosi) 

Abbia  morte  sul  patibolo,     (addita  Farvaldo; 
alcuni  soldati  lo  circondano,  e  lo  disarmano) 
Far.       L' ora  estrema  fermo  attendo. 
Car.        Fra  le  mura  di  Pavia 
Suon  festevole  si  desti , 
Ch'io  l'impongo:  ed  oggi  fìa 
Ildegarde  unita  a  me. 
Erm.      Oggi!...  e  ancor  non  m'uccidesti  ? 
Car.        Til  !  rimorso  e  infamia  a  te. 
Car.  e  Coro  di  Franchi  (prorompendo  impetuosamente) 
Un  turbin  d'averno  per  tutto  il  creato 
L'  abbietto  diffonda  tuo  nome  esecrato  ; 
Non  prece,  non  grido  quel  turbine  arresti, 
Ovunque  t' appresti  —  obbrobrio,  squallor. 
Ehm.  è  fiamma  d'averno  la  luce  ch'io  scerno.1 
Abisso  d'  orrori  è  fatta  la  terra... 
Son  demoni  ovunque  che  al  giusto  fan  guerra, 
Che  lascian  la  vita  e  tolgon  P  onori 
Far.  (La  trista  già  copre  pallore  di  morte  5 

Nuli'  altro  più  bramo,  compita  è  mia  sorte  ; 
Il  vero  que'  stolti  giammai  non  sapranno, 
Non  ebbe  V  inganno  —  trionfo  maggior  !) 
Ild.    (D'affanno,  d'orgoglio  crudele  vicenda 

La  pace  mi  toglie,  m' opprime  tremenda... 
La  vittima  intanto  non  trova  soccorso- 
Atroce  rimorso...  mi  piomba  sul  cor!...) 
Des.  L'eccesso  de' mali  a  farmi  presente, 
Avanzo  crudele,  mi  resta  la  mente  : 
Mi  restano  al  pianto  il  ciglio  ed  il  core... 
Ah  sol  di  mia  stirpe  è  tolto  l'onori 
Amri  e  Donne 
A  quella  gemente  soccorri,  0  Signore, 
Mirando  la  pena,  perdona  l'error. 

FINE  DELL'  ATTO  SECONDO 


ATTO  TERZO 


SCENA  PRIMA 

Gran  sala  ecc.  come  alla  I.a  scena  dell'atto  1° 
Franchi  e  Desiderio  incatenato. 

Coro     Supplice  il  labbro,  la  fronte  umile; 
Te  scorger  deve  la  turba  ostile  , 
Grave  di  ceppi  come  i  più  rei 
Chiedere  a  Carlo  mercè  tu  dèi  ; 
Chè  già  percosso,  caduto  in  guerra, 
Altro  che  morte  ti  attende  in  terra,  (i Fran- 
chi circondano  Desiderio  e  mentre  stanno  per 
trascinarlo  entra  Carlo) 

SCENA  IL 
Carlo  e  detti. 

Car.  Che  veggo  !  e  voi  pur  siete 

I  generosi  Franchi? 

Voi,  che  d' oltraggi  ardite 
La  canizie  colmar  ?...  Dai  ferri  il  Prence 
DiSCioltO  venga.   (t  Fran.  eseguis.  e  dietro  un  cenno  di 
Des.  O  nobil  core,  un  premio  Car.partono) 

A  te  riserba  il  ciel.  -  Forse  Ermengarda 

Colpevole  non  è. 
Car.  Stolto  !  che  dici  ? 

Des.  Nube  d' error  ne  aggrava.  Or  deh  sospendi, 

Sospendi  il  rito  che  per  te  si  appresta. 
Car.  Corro  all'aitar  ... 
Des.  (trattenendolo  con  forza)  Ti  arresta. 
Car.  0  tu,  chi  sei,  che  favellarmi  ardisci 

Come  in  atto  d' impero  ? 

II  tuo  signor  son  io , 

Dei  regi  il  rege  ed  il  campion  di  Dio.- 


ATTO  TERZO  31 
Des.     Osa  vantarsi  di  Dio  campione  (come prorompendo) 
V  uom  che  a  sue  brame  Iddio  pospone  ? 

uom  che,  vivente  una  consorte , 
Puote  ad  un'  altra  la  mano  offrir  !... 
Attendi  almeno  che  tronchi  morte 
Deir  infelice  ogni  martir. 
Car.     Che  vai  se  un'urna  non  anco  asconde 
Abbiette  ceneri  invereconde  ? 
La  tua  progenie  spenta  all'onore 
Non  ha  più  vita  pria  di  morir. 
Ben  mi  compensa  un  altro  amore 
Di  mia  vergogna,  del  mio  soffrir. 
Des.      11  sacro  nodo  infranto  brami  ; 

Ambizioso  desir  ti  mosse. 
Car.        Veglio,  tu  menti  .f 
Des.  Ah  no,  non  ami! 

Sui  Longobardi  tu  vuoi  regnar. 
Car.      Menti  I 

Des.  Se  amore  in  te  pur  fosse 

Non  sorgerebbe  novello  aitar,  (dopo  breve  pau  sa 
Car.  Des. 
SulP  Europa  io  già  spandea  Tu  non  cerchi  tu  non  brami , 
La  mia  luce,  il  poter  mio  ;  Che  innocente  si  discopra  ; 
Ermengarda  allor  spegnea  a  scior  seco  i  tuoi  legami 
Quella  forza  e  quel  desio  \  Arte  vii  da  te  si  adopra  ; 
E  del  figlio  degli  eroi        Voiuttade  non  amore 
Quasi  il  genio  incatenò.      A  te  sempre  favellò. 
Dim  turni ,  dimmi  se  puoi ,  Il  mio  guardo  scrutatore 
Che  il  consorte  non  V  amò.   Nel  tuo  core  -  penetrò.  - 
Car.  (ponendo  la  mano  sull'  elsa  poi  la  ritrae) 

Se  non  fossi  inerme  e  vinto  5 

Traditor,  cadresti  estinto! 
Des,      Perchè  il  rito  non  sospendi  ? 

Perchè  il  vero  non  attendi? 
Car.        D'  Ermengarda  il  turpe  eccesso 

a  te  insiem  non  vidi  io  stesso  ! 
Des.        D'  Ildegarde  non  vedesti 

Il  pallore,  il  torvo  aspetto. 
Car.       Della  sposa  che  mi  desti 

Sol  conobbi  il  core  abbietto. 


52 


ATTO 


Des.         E  tu  VUOi  ? 

Car,  Dinanzi  air  ara 

La  mia  mano  ad  altra  offrir. 
Des.     Vanne  dunque  e  ti  prepara 
Più  funesto  V  avvenir. 
Des.  Car. 
Avrai  nell'empio  talamo      1/  eterno  allór  de'  Cesari 
Sempre  il  rimorso  a  lato,      Circonderà  mia  chioma; 
0  scioglierà  la  folgore  I  dì  più  lieti  e  nobili, 

Il  nodo  scellerato.  Ravviverò  di  Roma  ; 

E  non  sarai  de'  popoli  Di  tenebrosi  secoli 

Per  sempre  il  vincitore:        Già  le  barbarie  infrango, 
Ma  il  braccio  del  Signore      E  come  un  Sol  rimango 
Su  te  discenderà.  Fra  questa  e  queir  età 

(partono) 

SCENA  HI. 

Gotica  facciata  di  un  tempio:  scorgesi  Finterno  illuminato.  Il 
restante  della  scena  è  occupato  da  edifizii  sui  quali  splende 
la  luna. 

Ermengarda  coi  capelli  sciolti  sulle  spalle,  e  con  ogni 
esterno  indizio  del  più  intenso  affanno  e  del  più  profondo 
abbattimento. 

Ove  mi  trae  l'immenso 
E  disperato  affanno  mio  ?  chi  regge , 
Chi  di  breve  sovvien  pietosa  aita 
Le  membra  infrante  e  la  mia  stanca  vita?... 
»i Ognun  m' abbandonò!...  Clemente  Iddio  , 
«Forse  perchè  più  ratta 
ulo  m'involi  al  dolor,  Phai  tu  voluto!... 
0  degli  afflitti  padre , 
Al  tuo  celeste  dal  terreno  albergo 
Io  salirò  pregando; 
E  questo  de*  miei  dì  misero  avanzo 
Fia  sacro  a  te,  che  sì  benigno  il  guardi; 
Fia  sacro  ancor  se  l'innocenza  mia 
Conosca  il  mondo,  e  Carlo  a  se  richiami 
V  infelice  consorte. 
5?Oh  non  avessi  degli  aitar'  la  pace 
''Abbandonato  mai  !...  Terrena  forza 
5?Or  più  non  v'ha  che  trascinar  mi  possa 
»Fra  le  tempeste  dell'umana  vita. 


TERZO  33 
«Secura  or  sono.  Iddio  soltanto,  Iddio 
55Non  l'uomo,  accolse  ^giuramento  mio.  (entra 

nel  tempio) 

SCENA  IV. 

Con  accompagnamento  di  lieti  suoni  escono  Conti  ed  altri 
Cortigiani  di  Carlo,  Svevi,  donzelle  attinenti  ad  Ildegarde* 
e  soldati.  Alcuni  di  questi  ultimi  portano  faci. 

Coro     Un  eco  nel  cielo  ottengano  i  voti , 

Le  fervide  preci  de'  Franchi  devoti  \ 
Queir  ore  che  appresta  a  Carlo  V  imene 
Sien  placide  tutte ,  sien  tutte  serene  -, 
Feconda  radice  il  nodo  gentile 
Sarà  di  progenie  al  padre  simile, 
E  ognor  delle  genti  fia  pago  il  desio, 
Chè  avranno  nel  regc  i'  imagin  di  Dio. 

SLENA  V. 

Carlo  porgendo  la  mano  ad  Ildegarde  ,  e  precedendo  altri 
Cortigiani  entra  nel  tempio  ove  il  Coro  e  gli  altri  lo  seguono. 
Si  odono  per  breve  momento  alcune  armonie  religiose,  indi 

SCENA  VI. 

Desiderio  ed  Amri  ,  che  trascinano  Teudi. 

Des.     Oh  scellerato ,  o  vile 

A  che  tardasti  ?  del  crudel  Farvaldo  , 
Cui  ben  troncò  la  scure  il  capo  infame, 
Chè  non  svelasti  in  pria  le  colpe  orrende  ? 

Teu.     Tardo  il  rimorso... 

Des,  a  Carlo  andiam 

(pdonsi  dal  tempio  acutissimi  stridi  e  romore)     Quai  grida! 

(voci dal  tempio)LsL  traditrice,  Tinfedel  si  uccida! 
SCENA  VII. 

Ermengarda  esce  al  colmo  della  disperazione,  e  come  forsennata. 


Erm.     Presso  a  giurar  il  vidi  io  pur  !... 

Des,  Mia  figlia  ! 


U  ATTO 

Erm.  Oh!  padre,  padre  tu  m'accogli!      {corre  fra  le 

braccia  di  lui) 

SCENA  Vili. 
Franchi  escono  dal  tempio. 

Fran.  Innanzi 
Al  nume  tstesso  ardisti 
Turbar  la  pace  del  monarca  ?  morte 
Iniqua,  a  te  .  (stanno  per  avventarsi,  Des.  li  trattiene) 

Des.  Dessa  è  innocente. 

Frai*.  Invano 
Un  re  caduto,  un  prigioniero,  un  padre, 
Si  fa  scudo  a  colei. 

Des.  Deli  !  m'  ascoltate  ! 

Fran.  (stanno  per  scagliarsi  sopra  Emù  Desid.  li  trattiene) 

Si  uccida. 
Erm.  Lascia,  o  padre  mio. 

SCENA  ULTIMA. 
Carlo,  Ildegarde  e  tutto  il  seguito. 

Car.  (dalla  soglia  della  chiesa)  Fermate,  (si  avanza, 

Des.  O  tu,  che  fede  a  un  Prence  gli  altri  lo  seguono) 
Negar  potesti ,  la  superba  fronte 
Piega  una  volta,  e  credi  all'  uom  che  tutta  (ad- 
L'infinita  dirà  congerie  atroce      ditando  Tendi) 
Di  nefandi,  inauditi 
Misfatti  di  Farvaldo,  al  foglio  credi 
Che  l'empio  duce  istesso  air  ora  estrema 

Di  Sua  mano  vergò,    (gli  consegna  una  pergamena) 

Car.  Che  intendo  ! 

Des.  Mira      {addii.  Ilde, 

Lei,  che  d'orror  compresa,  a  te  disvela 

Con  quale  orribil  trama 

D' Ermengarda  la  fama 

Contaminò  ! 
Car.  No,  non  è  ver',  mia  sposa, 

La  calunnia  smentisci.-. 

Tu  tremi?...  impallidisci?  (Ud.  si  getta  a9  suoi  piedi) 

A  terra  cadi*.. 

ìuk  Di  Farvaldo  io  fai 


TERZO  35 

Complice. 

Erm.      è    Segui,  (che  già  comincia  a  mostrare  somma  gioja) 

Ild.  Amor  di  te,  dei  soglio 
Mi  trascinò.  L'  orgoglio 
Parea  maggior  del  mio  rimorso  :  ed  ora 
Questo  a  quello  prevale,  e  il  ver  disvela. 

Car.  Che  fecil  ahi  lasso  ! 

(Erm»  che  con  ansia  crescente  è  andata  seguendo  tutto  il  pre- 
cedente dialogo,  giunta  ora  all'estremo  del  contento  si  pone 
nel  mezzo  della  scena  ,  e  solleva  le  braccia  come  per  rin- 
graziare Iddio,  mostrando  non  poterlo  fare  a  parole,  e  dice, 

In  cor  mi  vedi,  o  cielo  ! 

(si  getta  poscia  fra  le  braccia  di  Carlo,  e  dopo  brevie  pausa) 

Nel  soggiorno  de'  beati  (con  tutto  P  entusiasmo) 

Qual  fla  premio  ailnostò  affanni  jj 

Se  il  tormento  -  di  mo\V  anni 

Un  momento  -  cancellò  ? 
Gu  altri  A  compenso,  a  gioja  eterna 

Degli  oppressi  sventurati , 

Perchè  P  uomo  il  ver  discerna 

Sempre  il  Nume  favellò. 
Car.  «cZErm.  Fra  la  gloria  della  terra  , 

Fra  T  ebbrezza  dell'amore, 

Della  cruda,  ingiusta  guerra 

Abbia  alfin  riposo  il  core. 
Erm.        A  colui  che  resse  in  vita 

La  rejetta,  la  tradita 

Sacri  sono  i  giorni  miei. 
Car.        Folle  voto!...  io  noi  consento. 
Erm.        Cessa,  o  Carlo,  un  giuramento 

AlPEterno  mi  donò  !  (con  fermezza) 

Obbedir,  piegar  tu  dèi 

A  quel  Dio  che  mi  serbò.  (pausa) 
(a  Carlo  Su.  questo  veglio  misero         (indicando  Desid.) 
conimmen-  Che  fu  possente  invano, 
sa  dolcezza)  Sui  Longobardi  popoli, 

Sul  mio  fratel  lontano, 

Tutto  P  amor  diffondasi 

Glie  vuoi  serbato  a  me* 


36  ATTO  TERZO 

I  miei  niartir  dimentico  , 

POSSO  abbracciar  costei.     (abbrac.  Iidegarde) 

Compio  il  più  grande,  r  ultimo 

De'  sacrifizii  miei 

Senza  tremar  togliendomi, 

Diletto  sposo,  a  te  ! 
Car.      Se  il  tuo  celeste  spirito 

Solo    affisa  in  Dio, 

Vieni,  Ermengarda,  a  compiere 

Dal  soglio  il  tuo  desìo; 

Dammi  eh'  io  possa  renderti 

Quel  che  rapiva  a  te. 
Des.     Cangiar  potenza  e  gloria 

Coi  ceppi  e  coir  esiglio, 

E  senza  pianto  chiudere 

Poss'  io  lo  stanco  ciglio, 

Chè  santo  ed  ineffabile 

Compenso  il  ciel  mi  die. 
Ild.       Oh  la  parola  angelica 

Dell'alma  tua  serena 

A  lei  che  fu  colpevole 

Non  è  perdono,  è  pena, 

Chè  il  mio  rimorso  a  crescere 

Suona  tremenda  in  me. 
Teu.Amri  Vanne,  divino  spirito 
c  Coro      Chiuso  in  terrestre  velo; 

Vanne,  V  ascondi  agli  uomini 

Se  ti  richiama  il  cielo  : 

A  noi  sospiri  e  lagrime, 

Eterna  gloria  a  te. 
(Erm*  ascende  rapidamente  la  gradinata  del  tempio,  indi  si 
Eum.      V'abbandono.  Quest'addio  arresta  sul  la  soglia) 

È  l'estremo  che  vi  do. 
Gn  altri  Deh!  rammenta,  angiol  di  Dio, 

Chi  t'  offese,  e  chi  t'  amò. 


VX! 


il